L’avvocata Rita viene assunta da Manitas Del Monte, famigerato signore della droga, per aiutarlo a scomparire e vivere come Emilia Pérez, la donna che ha sempre sognato di essere. Rita organizza le operazioni e la finta morte di Manitas, ma il passato rischia di mandare a monte i loro piani.
Piaccia o non piaccia, il nuovo film di Jacques Audiard è indubbiamente qualcosa di innovativo. Non soltanto per il suo essere un gangster-musical, ibridando due generi e stili mai prima d’ora amalgamati in questo modo, ma anche per l’audacia del regista francese nel trasformare una trama da B-movie in un’opera eccezionale. Il film, infatti, fonde la sua poetica e il suo stile cinematografico per creare una pellicola straordinaria sul cambiamento (non solo di genere) e sul rapporto che ogni essere umano ha con il proprio passato.
Quando alla talentuosa avvocata Rita (Zoe Saldaña) arriva una proposta inusuale, ma potenzialmente capace di cambiarle per sempre la vita, la donna non se la lascia sfuggire. Deve aiutare un potente boss del cartello messicano nel suo percorso di transizione di genere: da Manitas a Emilia (Karla Sofía Gascón), la donna che ha sempre desiderato essere. Nel frattempo, Rita deve occuparsi anche di Jessica (Selena Gomez), moglie del boss narcotrafficante, e dei suoi figli, convinti che Manitas sia ormai morto.
Da sempre, il cinema di Jacques Audiard si concentra sul tema del cambiamento. Che si tratti dell’influenza reciproca tra Vincent Cassel ed Emmanuelle Devos nello splendido Sulle mie labbra (2001), che cambierà per sempre la loro percezione della vita; della scalata all’interno della gerarchia criminale di Tahar Rahim in Il profeta (2009); o dell’incidente con l’orca e la conseguente perdita degli arti inferiori di Marion Cotillard, seguiti dal suo incontro con il pugile interpretato da Matthias Schoenaerts in Un sapore di ruggine e ossa (2012), eventi che modificheranno per sempre l’esistenza della protagonista. Senza dimenticare i due cowboy incapaci di adattarsi ai cambiamenti sociali e alle innovazioni in I fratelli Sisters (2018). Nel cinema di Audiard c’è sempre un elemento di trasformazione, un evento catalizzatore che stravolge non solo i protagonisti, ma anche il mondo che li circonda.
In Emilia Pérez, il cambiamento è portato all’estremo: si tratta del cambiamento più radicale, quello di genere. Questo non comporta solo un’ovvia trasformazione estetica e fisica, ma anche un’autentica rivoluzione esistenziale. Emilia è inizialmente intrappolata in un corpo che non ha mai sentito suo. In questa condizione, si comporta da criminale, gangster e spietata assassina, un’idea cinematografica potente e simbolica. Quando finalmente trova il corpo desiderato, Emilia cerca la redenzione, aiutando il prossimo e tornando a sperimentare il desiderio carnale.
Tutto ciò è messo in scena con la solita maestria di Jacques Audiard, che in Emilia Pérez sperimenta con un genere mai affrontato prima: il musical. Grazie anche allo splendido lavoro musicale di Camille e Clément Ducol, il film offre momenti indimenticabili, con coreografie vibranti (mai pompose o kitsch) e brani che rappresentano perfettamente le emozioni delle protagoniste. Eccezionale il pezzo El Mal, con una scatenata Zoe Saldaña alle prese con l’ipocrisia dei ricchi, e El Camino, interpretato da Selena Gomez, che esprime la sua ostinazione nel non voler cambiare, preferendo seguire una strada predefinita che la conduce sempre all’errore, in netto contrasto con il cambiamento radicale di Emilia.
Jacques Audiard si è messo in gioco, andando oltre i canoni cinematografici moderni e creando qualcosa di nuovo ed elettrizzante. L’unica opera che potrebbe avvicinarsi a Emilia Pérez è il miglior Almodóvar, capace di analizzare con profondità il passato e la transizione. Con questo film, Jacques Audiard ha fatto ancora una volta centro.